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Una bomba tossica sta minacciando la salute pubblica, l’ambiente e l’economia del nostro Paese e dell’intero Mediteranneo dell’est, a causa  della distruzione dell’arsenale chimico della Siria. Il piano iniziale di distruggere le armi chimiche in Albania è naufragato dopo le reazioni dei cittadini. È stata quindi scelta l’area marina all’ovest di Creta, con la tolleranza delle autorità greche.

Gli scienziati di Dimocritos e del Politecnico di Creta danno l’allarme e parlano del rischio della completa distruzione dell’ecosistema e del turismo, visto che “la gente non potrebbe più nuotare”.

Secondo il collaboratore scientifico di Dimocritos ed ex presidente dell’Unione dei Chimici greci, Nikos Katsaròs, “se avvenisse l’eliminazione delle armi chimiche siriane con il metodo dell’idrolisi, si produrrebbe uno scenario da incubo. È un metodo estremamente pericoloso con delle conseguenze imprevedibili su larga parte del Mediterraneo e per le popolazioni di Creta, Libia e Malta”.

Le conseguenze sarebbero la completa necrosi dell’ambiente marino e l’inquinamento di tutto il mare libico e cretese. I pesci sarebbero intossicati con il pericolo di intossicazione della popolazione.

Inoltre, molto probabilmente, la gente non potrebbe più nuotare nelle zone di Creta e di Malta e ci sarebbero delle conseguenze serie sul turismo e l’economia di queste zone. Perché le sostanze chimiche prodotte dall’idrolisi sono estremamente tossiche. L’inquinamento durerebbe minimo 5 anni.

Di solito, le armi chimiche vengono distrutte attraverso il metodo della combustione, in luoghi appositi. Questo dovrebbe succedere anche con le armi chimiche siriane che sarebbero dovute andare in Albania per essere distrutte in grandi fornaci. La reazione di massa degli abitanti del paese vicino, però, ha spinto il governo a negare l’autorizzazione, nonostante i generosi benefici offerti dagli americani. Si potrebbe quindi ricorrere al metodo dell’idrolisi all’aperto a Creta, perché nessun altro Paese ha accettato la distruzione delle armi chimiche siriane sul proprio territorio.

Il professore del politecnico di Creta Evaggelos Gidarakos parla di un pericolo serio e lancia l’allarme alle autorità greche, che appaiano disinteressate.

“Queste specifiche armi chimiche sono una miscela di sostanze pericolose e tossiche che non possono essere neutralizzate solo con l’utilizzo di questo metodo, per non provocare distruzione di organismi viventi” sottolinea il prof. Gidarakos. Quella specifica zona del Mediterraneo è già “cimitero di sostanze chimiche” della mafia italiana, che in un ventennio ha affondato nell’Adriatico circa 30 navi, con vari tipi di rifiuti di industrie chimiche, come è stato scoperto negli ultimi anni.

Secondo la BBC, le armi chimiche saranno caricate su una nave della marina militare statunitense, sul “Cape Ray”, in un serbatoio speciale fatto di titanio. Il carico dovrebbe essere distrutto con il metodo dell’idrolisi nella zona marittima tra Malta-Libia- Creta.

Il primo carico è già partito dal porto di Lattakia di Siria [nei giorni scorsi] con la nave “Ark Futura”, accompagnato da navi militari russe e cinesi. Nel frattempo, però, dal quartier generale della Difesa Nazionale non è stata resa pubblica alcuna informazione relativa a questo sviluppo, sottolineando che in casi simili i ministeri competenti sono quello degli affari esteri e dell’ambiente. Secondo il piano, la nave arriverà in Italia e il carico chimico sarà trasbordato su una nave della marina militare statunitense, che lo trasferirà poi nelle acque internazionali tra l’Italia e la Grecia, dove sarà distrutto, senza però che vengano dati ulteriori chiarimenti. La procedura per la distruzione parziale dell’arsenale chimico siriano durerà oltre due mesi.

di Kassianòs Tzèlis

Fonte: koutipandoras

Traduzione di AteneCalling.org