147687g-st-300x224

“Come è possibile che sono stati salvati solo degli uomini?” ha chiesto un giornalista ad Abdol Sabur Azizi, EHsanula Sufi e Fada Mohumad Ahmadi, per ottenere solo la seguente risposta: “ Dio ci ha salvati. La Guardia Costiera greca ha visto l’imbarcazione turca ed è andata nel panico. Se avessero avuto più tempo ci avrebbero ucciso tutti”.

Tre dei rifugiati sopravvissuti alla tragedia di Farmakonisi hanno parlato sabato in Piazza Syntagma. Hanno ripetuto alcuni eventi di cui abbiamo letto e sentito dai media. Comunque, il racconto della storia è stato diverso perché non era frammentato e perché hanno descritto gli eventi così esplicitamente che rimangono dubbi sul fatto che sia stato commesso un crimine, essendoci vittime e carnefici.

Visibilmente debilitati, hanno spiegato ancora e ancora che più del loro dolore e del loro dramma personale, è importante che la verità venga fuori. “Lasciate che degli  psicologi ci ascoltino, per giudicare se stiamo mentendo. Eravamo noi là fuori in quel momento, non il ministro. La nostra sola richiesta è che i corpi della nostra gente vengano ritrovati”.

“La Guardia Costiera ha provato a trainarci in Turchia e, a causa del mare agitato e del panico prevalente, le persone sono cadute in acqua”.

“La barca con le donne e i bambini stava affondando e loro sparavano in aria e urlavano ‘fottetevi, vi uccideremo’. Dopo, mia moglie e mio figlio sono finiti in mare e io ho supplicato di avere un giubbotto di salvataggio e salvarli. Loro mi hanno insultavato. Non mi hanno permesso di salvare le persone. Quando mi sono reso conto che sarebbero affogati, ho chiesto loro di uccidere anche me”.

“In seguito, siamo stati portati sull’isola. Loro ci hanno portato in un ristorante di lusso, per mantenere le apparenze. Non è durato a lungo. Dopo siamo stati gettati nelle celle di custodia, dove siamo rimasti per ore con addosso i vestiti ancora bagnati e i poliziotti che ci picchiavano. Sono stato in altri Paesi europei, in nessun posto ho trovato questo tipo di polizia”

“Ci hanno portato un sacco di scartoffie da firmare, senza un interprete, senza niente. Quando hanno portato gli interpreti, erano totalmente inadatti, parlavano persiano. Non capivano quello che dicevamo. Quando è venuto un rappresentante dell’Alta Commissione per i Rifugiati delle Nazioni Unite il processo è cambiato, volevano mostrare che ci avevano salvati”.

“Ora dicono che li abbiamo ringraziati, loro, quelli che hanno ucciso i nostri bambini e le nostre donne, per salvarci. Non li dovevamo ringraziare, stavamo piangendo e chiedendo i loro corpi”.

di Fotini Lampridi

Fonte: x-pressed

Tradotto da AteneCalling.org

*****

Greece, Farmakonisi: If they had more time they would have killed us all

How is it that only men were saved?, a journalist asked Abdol Sabur Azizi, EHsanula Sufi and Fada Mohumad Ahmadi only to get the following answer: “God saved us. The Greek Coast Guard saw the Turkish vessels and panicked.  If they had more time they would have killed us all”.

Three of the refugees who survived the tragedy in Farmakonisi spoke on Saturday at the Syntagma Square. They reiterated some events we have read and heard on the media. However, the storytelling was different because it was not fragmented and it outlined the events so explicitly that left no doubt that a crime had been committed having both perpetrators and instigators.

Visibly debilitated, they explained again and again that more than their grief and their personal drama, it is important that the truth comes out. “Let them bring psychologists to listen to us, to judge if we are lying. It was us out there, not the minister. Our only request is that the bodies of our people are found”.

“The Coast Guard tried to tow us to Turkey and, due to the rough seas and the panic that prevailed, people fell into the sea”.

“The boat with our women and children was sinking and they were shooting in the air and screaming “fuck you, we’ll kill you all”. Then, my wife and my children were in the sea and I begged for a life jacket to save them. They were swearing at me. They did not let me save my people. When I realised that they would get drown, I asked them to kill me, too”.

“Then we were brought to the island. They took us to a luxury restaurant, to keep up appearances.  It did not last long. Then we were thrown in holding cells, where we stayed for hours in our clothes still wet and the policemen beating us. I’ve been in other European countries, nowhere have I met this kind of police”.

“We were brought a lot of paperwork to sign, without an interpreter, without anything. When they brought interpreters, they were totally unfit, they were Persian- speaking. They did not understand what we were saying. When a representative of the UN High Commissioner for Refugees came, the process changed, they wanted to show that they had saved us”.

“Now they say that we thanked them, them, those who killed our children and women, for saving us. We did not thank them, we were crying and asking for their bodies”.

Written by Fotini Lampridi

x-pressed