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Ad un anno dall’aggressione armata degli sgherri dei datori di lavoro contro i migranti che lavorano nei campi di fragole di Manolada non è ancora iniziato alcun processo e uno dei migranti presenti all’agguato è stato già espulso, mentre altri tre sono stati arrestati.

Secondo quanto denunciato dal  KEERFA [Movimento Uniti Contro il Razzismo e la Minaccia Fascista, n.d.t.] <<la settimana scorsa è stato espatriato in Bangladesh un lavoratore nei campi di  fragole di N. Manolada, Polas Pefarhi. Era tra le decine di lavoratori che non erano stati pagati dalla Società Vanghelatos e che si sono trovati di fronte gli sgherri armati quando hanno chiesto i loro soldi.

È stato arrestato durante un’operazione della polizia greca e nonostante gli interventi del KEERFA e di altri enti le autorità hanno proceduto alla sua espulsione>>.

<<Al contempo, le indagini preliminari sono state completate con le testimonianze dei 154 lavoratori. Per coloro che erano presenti all’aggressione e che sono stati colpiti dalle pallottole il PM aveva proposto sin dall’inizio la concessione di un documento che avrebbe permesso la loro permanenza sul territorio greco fino all’inizio del processo. Trentacinque persone hanno ottenuto questo documento.

A coloro che non erano presenti non è stato concesso alcun documento, e sono stati quindi arrestati durante le operazioni di rastrellamento della polizia; quattro di loro sono finiti nei centri di detenzione per migranti.Uno di loro è stato rimesso in libertà, un altro è stato espulso mentre gli altri due sono ancora detenuti. A una delegazione di sindacalisti che ha visitato la Procura per informarsi sulla situazione, è stato detto <<non verrà regolarizzato nessun migrante in questo modo!>>. Sembrerebbe quindi che la permanenza nel paese fino al processo non è un requisito fondamentale per l’amministrazione della giustizia. Sarà la polizia greca a decidere chi di loro avrà questo diritto?>>.

Il KEERFA definisce questo sviluppo come una <<prova delle ritrattazioni per l’amministrazione della giustizia e degli ostacoli posti alle vittime del più clamoroso attacco a sfondo razziale da parte del datore di lavoro in Europa in questi ultimi anni.

Si ricorda che un giorno dopo l’aggressione, con le luci dei riflettori ancora puntate su Manolada, il ministro dell’Ordine Pubblico [degli Interni, n.d.t.] Nikos Dendias dichiarava:

<<Voglio chiarire che nessuna delle vittime è detenuta o corre il rischio di essere espulsa. A mia discrezione posso concedere alle vittime questo particolare diritto, che le proteggerà dall’espulsione>>.

Ma, come riferiva  il KEERFA in un suo precedente comunicato, <<le vittime di questo inaudito attacco a sfondo razziale da parte del datore di lavoro sono state divise in due categorie. Della prima fanno parte coloro che sono stati feriti dalle pallottole. Della seconda, tutti coloro che erano presenti, ma che sono stati molto fortunati a non essere colpiti. I 35  lavoratori della prima categoria hanno ottenuto il permesso di soggiorno per motivi di interesse pubblico ma gli altri 119 non hanno ottenuto assolutamente nulla>>.

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Fonte: topontiki.gr

Traduzione di AteneCalling.org