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Il tribunale ha assolto  definitivamente i quattro poliziotti della caserma di polizia di Acropoli imputati per il pestaggio e la morte del 24enne N.Sakellion avvenuti l’11 maggio 2008.

Il processo è stato ripetuto dopo l’appello del procuratore contro la sentenza di primo grado che aveva decretato l’assoluzione per i poliziotti; nella sentenza definitiva il tribunale conclude che <<la morte non è stata causata dalla negligenza dei poliziotti>>.

<<La società deve sapere che la vita delle persone è nelle mani di poliziotti che hanno imparato a uccidere impunemente. Con quale logica è stata emessa una sentenza del genere? Perché li paghiamo? Che ruolo svolgono nella società?>>

Questo è ciò che aveva dichiarato in stato di shock il padre del 24enne dopo la prima sentenza del tribunale.

La sentenza definitiva è una vergogna.

L’11 maggio 2008 durante un “controllo” della polizia Nikos Sakellion cade in coma e poco dopo muore. <<Era ammanettato con le braccia dietro la schiena e i poliziotti gli davano pugni, schiaffi e gomitate sulla parte posteriore della testa. Il ragazzo non ha cercato di scappare>>.

La sentenza di primo grado che ha deciso l’assoluzione dei quattro poliziotti  non ha alcuna giustificazione –  c’erano delle testimonianze sul pestaggio della vittima e un video che dimostrava la veridicità delle dichiarazioni di un testimone oculare – ed è una sentenza quantomeno provocatoria.

Alcuni elementi provocano indignazione perché dimostrano le pratiche di copertura dei crimini polizieschi:

– Nikos Sakellion, originario di Tashkent, è stato assassinato in via Anassagora nel centro di Atene. Aveva 24 anni, era  uno studente di architettura e un atleta.

– La causa ufficiale della morte, senza la conferma dei medici che l’hanno esaminato, è soffocamento.

I poliziotti imputati hanno sostenuto in un primo tempo di aver trovato il 24enne già in coma sul marciapiede di via Anassagora, cadendo in una serie di contraddizioni. Poi hanno sostenuto che appena il giovane li ha visti ha ingoiato una bustina di cocaina.

– Durante il processo altri tre poliziotti che si trovavano per caso sul posto e hanno seguito l’arresto hanno testimoniato che Nikos Sakellion è stato arrestato mentre era in piedi ed è stato ammanettato prima di cadere a terra.

– Una degli agenti di polizia accusati, cercando di convincere il tribunale che l’arresto era stato effettuato da altri poliziotti  la cui identità rimane sconosciuta, ha confermato durante la sua testimonianza che l’arresto di un uomo come Sakellion non  poteva avvenire senza ricorrere alla violenza.

Il cadavere del giovane è sparito per 12 ore ed è poi stato consegnato dalla polizia ad un’agenzia di pompe funebri di sua scelta. Il medico legale, il dott. Leukìdis, ha ricevuto il cadavere per l’autopsia in stato di decomposizione e ha trovato nella laringe una confezione di droga.

Purtroppo il medico legale è morto e non ha mai potuto testimoniare.

Secondo la testimonianza della dottoressa che ha soccorso Nikos la confezione non è mai  stata localizzata durante l’intubazione endotracheale.

Il medico legale assunto dal padre di Nikos, S. Papadima, ha descritto nei dettagli in che modo trattenere una persona cingendola con il braccio intorno al collo possa portare ad anossia cerebrale, perdita di coscienza e morte per asfissia.

La dottoressa Papadima ha sostenuto categoricamente che nel caso di un uomo con le caratteristiche di Nikos (giovane, sano, alto 1,95, nuotatore e giocatore di pallacanestro, che non era sicuramente sotto l’effetto di sostanze nel momento in cui si sono svolti fatti) la morte non sarebbe mai potuta essere stata causata dall’ingestione di un corpo estraneo senza l’uso di violenza.

– Il medico legale nominato dalla caserma di polizia di Acropoli che ha effettuato l’autopsia due giorni dopo, cioè quando era il cadavere era in piena alterazione, ha dichiarato che forse la bustina è finita dentro al corpo del morto e con il massaggio del medico è <<ritornata dopo l’intubazione>> intatta nella laringe, dove l’hanno trovata i poliziotti.

– Gli oggetti personali di Nikos sono stati portati alla caserma di Acropoli dove sono poi spariti. Non sono mai stati restituiti al  padre.

– Secondo l’avvocato Ioanna Kurtovik, che rappresenta la famiglia, dalla combinazione delle testimonianze è risultato che per immobilizzare di N. Sakellion i poliziotti lo hanno preso per il collo, lo hanno trascinato sull’asfalto ed hanno utilizzato molte volte il taser.

Il padre di Nikos, Dimitris Sakellion, volendo raccogliere delle informazioni sulla morte di suo figlio, visto che la polizia non gli forniva alcuna spiegazione, ha affisso dei manifesti vicino al posto dove suo figlio è stato assassinato chiedendo a chiunque sapesse qualcosa di comunicare con lui. Senza lottare non avrebbe mai potuto sapere cosa era accaduto a suo figlio.

<<Ragazzi! In questo posto, quest’anno, domenica 11 maggio, è morto mio figlio Nikolaos. Prego chiunque sappia qualcosa sulla sua morte di comunicare con me. Offro una ricompensa. Il padre>>

– Molti degli abitanti della zona, per lo più migranti, hanno rifiutato di dare le loro generalità e di testimoniare, parlando di intimidazioni da parte della polizia.

Ektoras Koufopoulos, testimone oculare dell’omicidio, dalla finestra del suo studio in via Sokratous ha visto il manifesto e ha contattato il padre. L’uomo, tra l’altro, aveva filmato un video con Nikos sdraiato sul marciapiede.

<<Era ammanettato con le braccia dietro la schiena e i poliziotti lo picchiavano con pugni, schiaffi e gomitate sulla parte posteriore della testa. Il ragazzo non ha cercato fuggire. Urlava. Un poliziotto lo ha preso da dietro per il collo. Si è chinato e hanno cominciato a trascinarlo. E’ passato parecchio tempo prima che gli togliessero le manette. Non gli hanno fornito i primi soccorsi, non gli hanno neanche fatto il massaggio, come si dice. Sono rimasti là a guardarlo finché non è arrivata l’ambulanza. Ho visto una violenza incredibile nei colpi che riceveva, era scioccante>>, aveva riferito Ektoras Koufopoulos.

Fonte: thepressproject.gr

Traduzione di AteneCalling.org