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Sul giornale “Ta Nea” di sabato scorso il noto e immancabile giornalista Pavlos Tsìmas sostiene che la politica elettorale impostata sulla “fine dei Memorandum” messa in atto dai partiti governativi sia destinata al fallimento, poiché errata alle fondamenta: <<è una strategia sbagliata, perché interpreta erroneamente la forza di Syriza, i suoi scopi, le sue risorse e i suoi limiti. Pensano che la fonte della forza elettorale di Syriza sia il Memorandum, la Troika, la rabbia, “l’indignazione anti-memorandum”. Ma, in realtà, il vento che gonfia le vele è il rifiuto del vecchio sistema politico [..]. Lo slogan di Syriza che ha ottenuto più successo non era uno slogan anti-memorandum, ma quel “o noi o loro” che puntava l’indice contro i nemici […]>>.

Credo che questa analisi evidenzi un punto fondamentale: la forza di Syriza derivava non solo dalla convinzione che fosse un partito fuori dal sistema, ma soprattutto dall’idea che fosse un partito radicalmente contro il sistema.

Questo soprattutto per le distinzioni proposte da Syriza: perché “noi” significava “noi, le persone semplici”, “noi gli sfruttati”, “noi, che vuol dire voi”, mentre “loro” erano gli sfruttatori e i politici ridicoli, tutti coloro che hanno contribuito alla “modernizzazione”, alla “rifondazione” e alla “salvezza” del paese per interessi personali.

Quello che Tsìmas ha compreso, nonostante il modo in cui interpreta la questione, è che in un momento storico di inaudita tensione sociale, con l’attacco alle classi più basse e alla gente comune, Syriza è diventato una valida alternativa perché ha tracciato delle linee di demarcazione molto chiare.

Ciò significa che la lotta di classe e i bisogni degli sfruttati avevano “scelto” la sinistra radicale per guidare la difesa sociale e il tentativo di contrattacco contro i padroni.

Questo continua a essere il punto fondamentale e determinerà il risultato futuro dello scontro. Le chiare distinzioni tra gruppi sociali, organismi politici, persone e pratiche costituiscono il presupposto assoluto non solo per il successo di un governo di sinistra, ma per la possibilità che ci sia un tale governo.

E perciò credo che l’invito alle organizzazioni di Syriza a non “chiudersi a riccio” possa risultare ingannevole. Prima di tutto perché, come è noto, il riccio è una creatura dal cuore buono provvista di spine per difendersi da minacce reali. Non è un animale paranoico e nervoso che si sente minacciato da tutto.

Secondo, è un’offesa se rivolta a persone di sinistra, visto che la loro principale preoccupazione è riuscire nel lavoro collettivo, con molte persone, che non per forza sono uguali a loro. Al contrario: la consapevolezza dei membri di Syriza dell’asprezza e della tensione dello scontro che abbiamo di fronte, li convince ancora di più del bisogno che un numero di persone molto elevato partecipi al grande tentativo.

Da questo punto di vista non è perdonabile insinuare che la gente “non viene” soprattutto perché a sbagliare è la base di Syriza: com’è noto le persone “non vengono” perché nella nostra era “postdemocratica” e antipolitica diffidano dei partiti in generale, fino ad arrivare a odiarli. Dunque contano l’immagine generale e la retorica.

La gente inoltre ha paura di ritrovare chi ha già giustamente rifiutato con disprezzo.E qui Syriza dovrà prestare la massima attenzione. Anche solo il sospetto che possa accadere potrebbe generare conseguenze devastanti, portando non solo a un arresto dell’ascesa di Syriza, ma anche a una graduale diminuzione delle sue forze.

Il pericolo più grande proviene dalla possibilità di perdere il contatto con i giovani, i poveri e gli strati popolari, perdendo con mosse elettorali sbagliate la faccia e la credibilità, cioè quello che è stato ottenuto sulla base dello lo slogan “o noi o loro”.

Perché, come è noto (?), tentare di vincere le elezioni con campagne elettorali simili a quelle dei partiti di governo è il modo migliore per perdere le elezioni.

Le quali, tra l’altro, non vengono mai vinte nel periodo del loro svolgimento ma prima e su altri campi.

Il gruppo editoriale Lamprakis [società editrice che pubblica anche il giornale “Ta Nea”, n.d.t] lo sa benissimo. Ed è per questo che aiuta presunti – o anche reali – tentativi di “normalizzazione” del nostro partito strampalato, ai quali contribuiranno soprattutto le giuste “aperture”.

La vera questione è che da qualche tempo abbiamo tre pericolosi centri di attrazione. Ex e attuali produttori annegati nel clientelismo e negli intrallazzi, fossili di sindacalisti ormai già ben impressi nella memoria della gente ed “esecutivi” locali con reti personali e strani contatti che stanno cercando un avvicinamento, creando un sentimento di disgusto nella maggior parte delle persone oneste – e non solo nei ricci radicali.

Che, d’altra parte, non sono degli zucconi, e capiscono bene la differenza tra “radicalizzazione” e interesse personale.

Il punto fondamentale però è che ancor meno zuccona è la gente che spera in Syriza, per cambiare insieme con Syriza la propria vita. E questa gente, molta, forse è all’oscuro di alcune questioni, ma conosce molto bene le persone e le cose.

Ci dirigiamo verso un grande scontro politico e sociale.

La definizione delle linee distintive del “o noi o loro” è una questione di primaria importanza.

Tsimas ha ragione, c’è molto in ballo. Se ce la giochiamo bene è così grande e così bello il possibile “noi” che ogni aspettativa è fondata. Viceversa, anche i piccoli errori potranno rivelarsi fatali.

di Christos Laskos

Fonte: alterthess.gr

Traduzione di AteneCalling.org