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Manca poco. Sempre meno. Solo alcune ore separano la Grecia e l’Europa dal risultato delle elezioni più attese degli ultimi anni. Si respira entusiamo ed ottimismo nelle strade di Atene: stavolta pare davvero che SYRIZA possa farcela. La scaramanzia non è di moda da queste parti e i commenti dei compagni e dei membri del partito della sinistra radicale non nascondono la speranza di poter ottenere la maggioranza assoluta.

Alcuni segnali indicano che negli ultimi giorni e nelle ultime ore il risultato di SYRIZA è migliorato oltre ogni aspettativa.

Già i comizi finali dei due leader avevano ben rappresentato questa tendenza. Tsipras ha chiuso in una piazza Omonia strapiena e festosa, sulle note di “Bella Ciao” e con il pugno chiuso in alto. Samaras è stato costretto dalla pioggia a riparare al chiuso di un palazzetto dello sport mezzo vuoto, tra facce stanche e cupe.

In tanti ci hanno raccontato come i discorsi che circolano nei bar, nelle famiglie, nelle strade lontane dall’isola ribelle di Exarcheia riflettono una voglia di cambiamento diffusa, che supera le tradizionali roccaforti della sinistra. Qualcuno ci ha anche detto che un buon termometro elettorale è rappresentato dai tassisti, tipicamente conservatori e orientati a destra. Pare che in questi giorni anche nelle auto gialle che sfrecciano per le strade della capitale greca l’ordine delle chiacchiere ruoti intorno al prossimo governo della sinistra.

Anche dai seggi ancora aperti arrivano notizie positive. Tsipras ha votato circondato da giornalisti provenienti da tutto il mondo, mentre Samaras ha depositato la sua scheda seguito solo dalle telecamere della televisione greca (quella messa in piedi dal suo stesso governo dopo aver distrutto la ERT). Pare inoltre che in diversi seggi i membri e i rappresentanti di Nea Demokratia si siano già allontanati sconsolati, fiutando una sconfitta più pesante del previsto. Secondo i primi sondaggi post-voto, non pubblici e da prendere comunque con le pinze, la maggioranza assoluta sarebbe davvero a un passo.

Tra poche ore sapremo se per la prima volta nella storia europea successiva alla seconda guerra mondiale un partito di estrema sinistra sarà in grado di formare da solo un governo. O se, al contrario, dovrà cercare improbabili e deleterie alleanze.

Anche nella migliore delle ipotesi, però, il voto non sarà un punto di arrivo. Anzi, se SYRIZA fosse in grado di formare autonomamente un governo, la battaglia vera inizierà proprio domani. Fino a dove un governo nazionale potrà contrastare i meccanismi neoliberali che egemonizzano la governance europea? Fino a quando gli interessi dei mercati finanziari tollereranno un governo di sinistra? Ma soprattutto, quanto coraggio avrà questo partito di praticare delle scelte effettivamente radicali? Riuscirà con i primi provvedimenti, nei difficili mesi iniziali, a consolidare una base sociale e a produrre trasformazioni materiali nella vita dei greci? Sarà ancora capace di mantenere una relazione aperta e fruttuosa con i movimenti sociali, con le vertenze territoriali, con i settori del mondo del lavoro in conflitto, con le esperienze di autogestione?

Per adesso, mettiamo in standby queste domande. Alle 19 locali (le 18 in Italia) inizia lo spoglio. Un paio d’ore dopo si avranno i risultati. Tutta Europa tiene il fiato sospeso guardando Atene. Qui, intanto, nell’aria circola una strana sensazione di elettricità. Sarà così che si fa sentire la Storia?

Di Giansandro