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Mentre si attende ancora la proclamazione del nuovo governo e prima di confrontarci con i compagni di differenti esperienze di movimento per inchiestare come immaginano questa nuova fase politica, abbiamo scritto questo breve testo. Nonostante molte cose inizieranno a essere più chiare solo nei prossimi giorni.

Syriza non è riuscita a ottenere la maggioranza assoluta. Per poche migliaia di voti e per due soli parlamentari. Nonostante il sistema elettorale greco garantisca un premio di maggioranza di 50 seggi al primo partito (su 300 totali), il superamento dello sbarramento del 3% da parte di altre 6 formazioni politiche ha fermato la sinistra greca a 149 seggi.

Il rush finale della campagna elettorale ha comunque premiato Tsipras. Fino a pochi giorni fa, l’ordine del discorso ruotava intorno ai possibili alleati in un governo di coalizione, mentre nelle 48 ore precedenti al voto la maggioranza assoluta è sembrata un obiettivo a portata di mano. Sfiorato per pochissimo, con una percentuale complessiva comunque superiore alle attese iniziali.

Ieri sera Tsipras ha parlato in una piazza affollata che ha applaudito senza festeggiare. L’impressione è che ci fosse una grande consapevolezza che una nuova fase si è aperta, ma che le sfide più difficili iniziano oggi.

Dopo il rifiuto delle settimane precedenti del Partito Komunista Greco (KKE) di supportare “qualsiasi governo di sinistra” – rifiuto ribadito nei primi interventi post-voto espressi ieri – Tsipras ha oggi concluso un accordo con il partito ANEL (Greci Indipendenti). Una formazione populista che nasce da una scissione di Nea Dimokratia, ma che, a differenza di questa e del PASOK, ha posizioni contrarie alle politiche di austerità. I termini dell’accordo saranno chiariti nel pomeriggio o nei prossimi giorni.

Il risultato è comunque storico: sia per quello che riguarda il percorso della sinistra greca, che per il significato che assume un governo anti-austerity e anti-memorandum nel contesto della governance europea. Tra gli effetti del risultato elettorale vi è quello di portare al governo una classe politica giovane, formatasi in buona parte attraversando i movimenti degli ultimi anni. Ma il fatto di non poter governare autonomamente e di dover scendere a patti con un partito con cui condivide soltanto l’opposizione ai diktat della Troika è un elemento estremamente problematico per SYRIZA.

Questa ha condotto una campagna elettorale sul tema del ritorno della speranza e della capacità di produrre un cambiamento reale nella vita dei greci. Adesso, sulle spalle di Tsipras pesa la responsabilità storica di mantenere in qualche modo queste promesse.

Se ciò non dovesse accadere, gli effetti potrebbero essere davvero nefasti. Sia per la sinistra istituzionale greca, che perderebbe rapidamente la potenza accumulata in questi ultimi anni. Sia per il movimento greco, che in tutte le sue anime guarda con forte interesse a questo governo, come occasione per riorganizzarsi, per praticare obiettivi su cui ha insistito a lungo scontrandosi contro il muro repressivo dello Stato, per imporre questioni e agenda. Allo stesso tempo, gli effetti negativi avrebbero sicuramente una dimensione europea, sui movimenti transnazionali che lottano contro l’austerità e che, comunque la si voglia pensare, nutrono aspettative sia nei confronti di SYRIZA che di PODEMOS.

La mancanza della maggioranza assoluta rende ancora più importante l’azione che i movimenti, in Grecia e in Europa, saranno in grado di mettere in campo. Senza mobilitazioni di massa, senza la moltiplicazione delle esperienze di autogestione, senza le pressioni dello spazio della sinistra di base e di quello libertario, l’esperienza di SYRIZA potrebbe ridursi a una breve parentesi o potrebbe rientrare velocemente nei ranghi dei partiti di centro-sinistra europei.

E questo, al di là delle chiacchiere, sarebbe un grosso problema per tutti quelli che combattono l’egemonia del neoliberalismo.

Fonte: dinamopress.it