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di zero81 – Napoli

Secondo giorno del nostro viaggio in Grecia, dopo la vittoria di Syriza alle elezioni politiche in Grecia, che nonostante l’incredibile risultato elettorale non ha conquistato la maggioranza assoluta dei seggi. Incontriamo Katerina* in un bar ad Exarchia, che oltre ad essere una ricercatrice si occupa anche di diritti umani; ha fatto parte di diversi legal team, e con lei proviamo a capire come in Grecia le lotte sociali percepiscono la fase attuale. In particolare cosa pensa lei di queste elezioni, dei rapporti tra movimenti e la vittoria di Syriza, e soprattutto l’accordo della formazione del governo tra il partito di Tsipras e Anel.

Come inquadri la tornata elettorale in questo momento rispetto alla fase dei movimenti nel paese? Qual è il rapporto del ciclo di lotte 2008/2012 con l’attuale situazione?

Come è stato influenzato il risultato di tali elezioni dai movimenti che hanno attraversato in questi anni il paese?

In questi ultimi anni in Grecia l’unico partito democratico vicino al movimento greco è stato Syriza, al fianco dei manifestanti, sulle strade, sui commissariati dove avvenivano spesso torture. Pur non essendo parte del partito e non essendo elettori, ci rendiamo conto che questa è stata una partita a scacchi, consapevoli che chi sarebbe salito al governo avrebbe avuto molto peso sulle nostre vite provocando uno spostamento degli elettori medi, che sono stati inginocchiati dalla crisi, generando in loro indignazione, tanto è vero che molti elettori del Pasok hanno spostato il loro voto in direzione di Syriza.

Si capisce che per molti è un voto di indignazione.

Credo che è stato un risultato che tutti si aspettavano. Speravamo in una maggioranza assoluta, non lo è stato. Ho letto proprio stamattina un commento facebook di un compagno che diceva :“beh, siamo tutti scioccati dell’alleanza con l’Anel, potevamo votarlo e non lo abbiamo fatto. “

Per cui stiamo vivendo dei momenti storici, dobbiamo sopportare le contraddizioni, ma almeno per la prima volta in Grecia la sinistra sta prendendo la responsabilità politica di governare, bisogna vedere cosa riuscirà a fare.

Dall’estero, dal 2012 sui giornali non si parla più dei movimenti greci che sono stati protagonisti in quella stagione. Che fine hanno fatto le lotte sociali, il movimento? Dove sono attualmente, in che situazione versano?

Come ho detto a molti compagni italiani, la cosa bella del movimento greco è che dopo le manifestazioni di massa si è decentralizzato, ed ha lavorato sui quartieri.

È anche normale che dopo molti mesi di manifestazione la gente si è anche stancata, oltre al fatto che la repressione della polizia è stata davvero molto violenta, ci sono state molte misure cautelari e tutto ciò ha generato molta paura. Ma nonostante dall’esterno ci sia una visione di rinuncia da parte delle persone, in realtà si sono creati dei network forti che si fondano sulla solidarietà, sulla cooperazione che hanno generato una rete in comunicazione.

Nei momenti in cui c’è stato bisogno di mobilitarsi, anche contro gli arresti, grazie a queste reti si è riuscito ad andare avanti. Non c’è nessuna tregua ora, anche se ci sono state le elezioni.

Ora bisogna vedere Syriza cosa farà, e questo non vuol dire che il movimento si arresterà.

In Italia storicamente c’è sempre stata una polemica tra il movimento e i partiti che vedeva quest’ultimi come cooptatori delle istanze e anche del personale politico che veniva dal basso, ad esempio dopo Genova una parte di quel movimento confluì in Rifondazione comunista determinandone la fine e una spaccatura insanabile nel movimento; temi anche qui una possibile cooptazione da parte di Syriza nei confronti dei movimenti?

Sai se parli con gli anarchici ti diranno che gran parte non è composta dai sostenitori di Syriza. Sicuramente molta gente, i deputati greci di Syrza, provengono dai movimenti però non credo che si rivolga a questa gente, ma al contrario al padre di famiglia perché sapeva che è necessario trovare un vocabolario più semplice, rivoluzionario rispetto al passato, con il quale far rispecchiare le persone comuni.

Ritornando alla questione dei network che citavi prima, ci puoi fare una panoramica delle reti qui ad Atene? Esistono dei contatti tra varie realtà di base della città?

Sì, in realtà è un lungo discorso però per me bisogna tornare al 2008. Exarchia è stato sempre un punto di riferimento per i movimenti greci, un punto di idee di scambi di opinioni e di lotte. Dopo la morte di Alexis c’è stato un decentramento delle esperienze di base, questa rete è uscita fuori le mura di Exarchia. Sicuramente si tratta di gente che viveva negli altri quartieri e lavorava qui, quindi dopo questo avvenimento oggi siamo tutti in stretta connessione; non esistono delle esclusioni ma comunque è molto difficile riuscire a fare una panoramica di tutte le strutture che esistono ad Atene dato che ad oggi ne sono presenti molte. Tante mense, tanti ambulatori sociali, tanti gruppi di avvocati contro le tasse e i pignoramenti. Queste persone oltre al lavoro di base per coordinarsi con i network aggregano altri soggetti in momenti di crisi cercando di costruire delle assemblee e lavorando in questa direzione.

Esiste a livello informale una struttura di raccordo e di coordinamento tra le varie realtà di base?

Non c’è un vero coordinamento delle realtà, anzi esistono posizioni molto diversificate venute fuori in questa fase elettorale come, ad esempio, le posizioni critiche degli anarchici.

Ricollegandoci al discorso della nascita di reti di solidarietà contro i pignoramenti, esiste qui in Grecia qualcosa di simile ai movimenti per il diritto all’abitare come quelli italiani?

Qui in Grecia non esiste un fenomeno come quello italiano. Ci sono state delle azioni isolate che non hanno avuto un buon esito, al contrario hanno vissuto una forte repressione da parte della polizia. Nonostante il bisogno sia forte ed esistono vari soggetti che vivono questa condizione, in Grecia non c’è mai stato un movimento reale sulla questione abitativa, il nostro lavoro si è concentrato più in altri settori.

Tornando alla questione elettorale è evidente che la vittoria di Syriza sia un elemento nuovo nel panorama politico europeo, una formazione chiaramente di sinistra e fuori dall’area del partito socialista europeo ottiene una vittoria storica. Nonostante che questo scelga come alleato di governo la Anel, formazione proveniente da una scissione a destra di Nea Dimokratia.

Dobbiamo precisare che la prima scelta di Syriza è stata quella del KKE, nessuno in Grecia è contento di questa alleanza però prima di discuterne penso che anche se il tempo delle valutazioni è molto stretto sarebbe una sconfitta per la Grecia se non si riuscisse a formare un nuovo governo in questo momento. Per forza bisogna riuscire a trovare degli alleati, Syriza sa che non ha molto tempo perché c’è molta pressione all’interno della società greca e all’interno del parlamento, visti gli interessi grandissimi degli altri partiti come Nea Dimokratia votati in maggioranza dalla ricca borghesia del nord di Atene. La vergogna è in parte di Syriza, di questa alleanza, ma anche per una grossa parte del KKE, che non non può fare opposizione passiva sempre ed è pesante che dica che non darà nessun voto di fiducia ad un governo di sinistra. C’è bisogno che si assuma delle responsabilità proprie anche quelle storiche.

Syrza così con questa alleanza si prende il tempo di fare delle politiche concrete per la gente; ci sono problemi enormi nelle nostre famiglie, nelle nostre case e per ottenere il consenso sociale, della base, deve prima rispondere a queste necessità primarie per prendere tempo rispetto ai vincoli imposti dalla Troika. Se non hai questa base solida non puoi sopravvivere a lungo. Io ho interpretato in questo senso le parole di Tsipras ieri, che si è rivolto all’ Europa, ringraziando i “turisti” venuti in questi giorni a festeggiare la vittoria di Syriza, ma piuttosto i movimenti sociali europei che lottano per le stesse cose, chiedendo anche sostegno a questi ultimi.

Oggi tutti quelli che criticano i giornali europei e i movimenti di sinistra, che criticano la scelta di Syriza di allearsi con Anel, quando la BCE minacciava di tagliare i risparmi e di far uscire la Grecia dall’Europa, non avevano la stessa posizione!

Hanno fatto pressione sui loro governi per fare in modo che non fossero attuate queste minacce. Per un cittadino che guadagna 600 euro al mese, sentirsi dire che votare Syriza vuol dire vedersi bloccato il conto corrente o il crollo dell’economia nazionale è qualcosa che fa paura.

Quello che è successo in questi giorni ha un peso storico, ci vorrà del tempo per comprendere più approfonditamente cosa accadrà, nonostante ciò è chiaro che Tsipras era costretto a compiere questa scelta e non penso che darà un ministero centrale ad Anel, ma gestirà la cosa nel miglior modo possibile.

Quello che conta per Syriza è ottenere il consenso sociale per poter tornare alle elezioni ed ottenere una maggioranza forte, per fare ciò devi soddisfare la tua base, non il giudizio dei giornalisti o i favori degli altri partiti politici europei. Chi ha votato Siryza ha delle aspettative pesanti e vogliono cominciare a respirare, non possono aspettare ancora oltre. Tsipras ha chiesto al suo elettorato di stargli vicino in questa fase perché le sfide in campo sono molto alte, e dall’altra parte, oltre alla BCE c’è tutta la Grecia ortodossa. Non a caso ha scelto di tenere il proprio giuramento presso il monumento ai 200 fucilati dai tedeschi duranti la seconda guerra mondiale. In questo momento assume un valore simbolico non certo secondario.

A te che non fai parte di questo partito, vogliamo chiedere come immagini la prospettiva dei movimenti in una fase nuova per la Grecia nella quale per la prima volta si ha di fronte un governo che non è apertamente nemico come i precedenti.

Io sono sicura che la gente continuerà a scendere in piazza per rivendicare i propri diritti. Non ci risparmieremo della nostra energia e delle nostre lotte, perché comunque il movimento è stato sempre molto critico verso tutte le cose che non andavano bene. A volte scherziamo e diciamo “chissà se ora continueranno a mandare la polizia in maniera così violenta, che ci continuerà a sparare lacrimogeni”.

Credo ci sarà molta forza in piazza, e che non ci sarà così tanta repressione dalla polizia, ed è questa la sfida che deve vincere Syriza. Dobbiamo capire se siamo disposti ad uscire e quali saranno le rivendicazioni. Ma soprattutto sarà l’atteggiamento che avrà il governo di fronte ai movimenti a fare la differenza.

Dai sondaggi esce fuori il dato che la metà delle forze dell’ordine vota per Alba dorata. Questa forte componente all’interno di chi gestisce l’ordine pubblico può destare preoccupazione?

No, non temo che siano preoccupanti, loro eseguono quello che gli viene detto. Sono cani al servizio del potere, se hanno votato Alba dorata è solo per non perdere l’impunità e una serie di privilegi che hanno conquistato in questi anni. Questa società così xenofoba e ortodossa non fa in modo che Syriza possa svolgere mosse troppo azzardate. La sfida di Syriza sta proprio in questo, nel provare a portare dei risultati anche nel campo dell’ordine pubblico. Sicuramente questo sarà un processo lungo che porterà dei forti conflitti all’interno del quadro istituzionale ma sarà divertente vedere quello che succederà nelle piazze e nelle caserme.

*Katerina Tsapopoulou ricercatrice e attivista per i diritti umani ad Atene.

Fonte: zero81.org

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