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La vittoria elettorale di Syriza in Grecia è l’espressione formale della volontà del popolo greco di non sottostare ulteriorimente ai diktat dei padroni, che parlano attraverso le loro istituzioni: l’Unione Europea e gli strozzini del Fondo Monetario Internazionale e della Banca Centrale Europea.

E infatti, la prima cosa fatta dal governo di Tsipras – oltre ad annunciare il blocco delle privatizzazioni, la riassunzione dei dipendenti pubblici licenziati, l’aumento del salario minimo – è stata quella di fare un tour dei governi europei per proporre una “ricontrattazione” del debito: la proposta greca consisteva nella sostituzione degli attuali titoli di credito nelle mani di banche e istituzioni pubbliche con altri titoli, il cui valore andava legato alla ripresa dell’economia e della produzione in Grecia. In poche parole: riavrete i vostri soldi se ci consentirete di ripartire con l’economia, togliendoci il cappio dal collo, ricontrattando il pagamento del debito. 

Di tutta risposta, la Bce ha deciso di non accettare più come “collaterale” i titoli di Stato greci per le operazioni di rifinanziamento.

Che significa?

Dobbiamo addentrarci in questo linguaggio “criptico” perchè la decisione della Bce – tutta politica – risulti chiara nella sua portata e perchè, di conseguenza, risultino evidenti le ragioni per cui sentiamo l’urgenza di mobilitarci insieme alle migliaia di donne e uomini greci per difendere anche i nostri interessi, di lavoratori, studenti, disoccupati italiani.

Perciò cercheremo di spiegare sinteticamente cosa stia realmente avvenendo, quali sono le ripercussioni di questo provvedimento e soprattutto perché la Bce sta mettendo in campo quest’azione.

 

Che cos’ha fatto la Bce? Il provvedimento in sintesi

Cominciamo col dire che, di norma, le banche effettuano operazioni di rifinanziamento presso la Bce per reperire la liquidità necessaria alla loro normale operatività. In pratica quando gli istituti di credito hanno bisogno di soldi per fare dei finanziamenti o più semplicemente perché i propri clienti ritirano parte dei depositi o fanno dei pagamenti, vanno dalla banca centrale e li chiedono in prestito per poi ovviamente restituirli in un secondo momento. La banca centrale per concedere questo prestito esige che ci sia un collaterale, ovvero una garanzia. Nulla di diverso da quello che avviene quando uno qualsiasi di noi fa un mutuo: la banca concede il prestito a patto, però, di iscrivere ipoteca su un immobile che in caso di mancato pagamento verrà venduto per recuperare il credito erogato. Così al pari di una qualsiasi banca la Bce per concedere liquidità pretende che ci sia una garanzia che, in questo caso, non è ovviamente costituita da un immobile ma solitamente da titoli di Stato che, nel caso di mancata restituzione delle somme, verranno utilizzati per saldare il debito.

La Bce ha deciso che dall’11 febbraio 2015 i titoli di stato ellenici non potranno più essere utilizzati come garanzia nelle operazioni di rifinanziamento delle banche greche.

 

Cosa cambia adesso? Le ripercussioni del provvedimento 

Le ripercussioni sono facilmente intuibili. Le banche che possiedono titoli di Stato della Grecia non possono più accedere alle operazioni di rifinanziamento e rischiano di vedere bloccata la propria normale attività.

Il piccolo particolare che la Bce non spiega nel suo comunicato ufficiale è che le uniche banche ad avere al momento in pancia debito pubblico ellenico ed ad usarlo come collaterale sono quelle greche. Il provvedimento, quindi, mira esclusivamente a mettere in difficoltà il sistema bancario e l’economia greca e a generare paura tra la popolazione.

Insomma, la Bce vuole spaventare il popolo greco paventando la possibilità di una crisi di liquidità del sistema bancario che, in parole povere, vorrebbe dire ad esempio andare al bancomat e non poter prelevare i soldi necessari a fare la spesa, oppure che l’azienda per cui si lavora non è in grado di pagare i propri fornitori o di essere pagata dai propri clienti.
Al momento le banche greche potranno comunque continuare a rifinanziarsi – a costi però più alti – attraverso il ricorso ai fondi di emergenza Ela che vengono concessi dalle banche centrali nazionali, sempre previa approvazione della Bce.

Ecco perché inizialmente dicevamo che la decisione della Bce è tutta eminentemente politica: si tratta, a tutti gli effetti, di un ammonimento molto forte nei confronti del governo Tsipras e più in generale del popolo greco che lo ha democraticamente eletto.

Il perché di questa misura, ovvero il terrorismo della BCE

Su questo punto Draghi & co. sono stati estremamente chiari: il governo greco ha espresso più volte la volontà di non rispettare il memorandum sottoscritto in precedenza con i creditori. È bastata la “minaccia” di voler ricontrattare il proprio debito pubblico – nessun atto formale, infatti, è stato compiuto in questo senso dal governo di Syriza – per spingere la BCE ad annunciare violente ritorsioni. 

Quella della Banca Centrale Europea è una vera e propria azione terroristica perché mira a terrorizzare il popolo greco che, con le ultime elezioni ha espresso in modo chiaro e univoco la volontà e la necessità di ricontrattare il proprio debito pubblico. Un debito che non è stato creato dai cittadini greci ma che è il prodotto di speculazioni finanziarie ed è stato aggravato dalle stesse politiche di austerità.

In questi ultimi anni, infatti, la Grecia è stata devastata dalla morsa asfissiante delle politiche di rientro del debito imposte dalla cosiddetta Troika: mentre chiudevano la televisione pubblica, la radio, gli ospedali, mentre migliaia di persone perdevano il posto di lavoro, la casa, e morivano di fame o di malattie per strada, i padroni greci e i loro compari del resto d’Europa continuavano ad arricchirsi: le grandi imprese greche non pagavano quasi un euro di tasse, mentre la colpa del debito ricadeva sui lavoratori, e sui loro salari i sacrifici per ripianarlo. I prestiti alla Grecia sono stati un immane giro di soldi tra padroni europei, senza che i lavoratori ne abbiano ricavato alcun beneficio, anzi, le condizioni di vita sono progressivamente peggiorate.

Con l’affermazione di Syriza, a spaventare terribilmente i padroni europei e i loro burattini è la creazione di unprecedente, l’apertura, nello scenario europeo, di una crepa in cui chiunque in questi anni abbia stretto la cinghia all’inverosimile può scorgere la possibilità di un’alternativa, a partire da quella di rifiutarsi di morire per pagare i debiti che qualun altro ha contratto per arricchirsi.

Per questi motivi la reazione della Troika è stata immediatamente così dura, non perché il debito greco sia un problema in sé, parliamo in tutto di 330 miliardi di euro (una cifra che per quanto può apparire grande è comunque gestibile), ma perché il popolo greco mette in discussione il principio alla base del capitalismo ovvero che i debiti si pagano sempre e comunque, perchè questo è l’unico possibile e necessario orizzonte che è dato figurarsi e immaginare.

Darla vinta al popolo greco significherebbe dare spazio e ossigeno a questo precedente inquietante, permettergli di insinuarsi come un tarlo nella quotidianità di milioni di persone che, non solo in Grecia, potrebbero avanzare pretese simili. Come, del resto, sta già avvenendo e questo i padroni lo sanno.

Sostenere il popolo greco significa difendere le nostre vite!

Ciò che fa paura ai padroni, a noi ci esalta! Se il popolo greco continua determinato sulla strada del rifiuto di pagare il debito, noi non ci perdiamo niente, non è con noi che lo hanno contratto, a noi non devono alcunché, anzi: siamo noi, studenti, lavoratori, precari e disoccupati italiani, greci, spagnoli, tedeschi, francesi, portoghesi ad essere in credito! Siamo in credito di vita e libertà; siamo in credito di diritti negati, di salari sempre più insufficienti, di scuole che crollano e ospedali che spariscono, di lavori sottopagati, di morti sotto le impalcature, sui barconi, per strada, nei campi: non abbiamo niente da pagare a nessuno, anzi dobbiamo avere, e tanto, e siamo pronti a passare all’incasso!
E’ per questi ragionamenti, ma anche per una immediata e semplice sensazione di vicinanza e solidarietà con gli sfruttati di tutto il mondo che scendiamo in piazza al fianco del popolo greco, contro gli strozzini che ci vogliono morti, oppure vivi e schiavi.
E’ per questa ragione che siamo sempre vicino ai lavoratori in lotta per la difesa del posto di lavoro, nelle piazze a combattere per una scuola pubblica, gratuita, di massa e di qualità, per il diritto a vivere in salute e dignitosamente, a non morire per lavorare, ed è sempre per questa semplice, immediata, evidente ragione chenon saremo mai al fianco di chi ci divide, ci affama, ci sfrutta e cerca di blandirci tentando di farci credere che è nostra la parte di chi ci opprime.

Le ragioni del popolo greco sono le nostre ragioni; la loro lotta è la nostra lotta.
Il rifiuto greco di pagare il debito è il segnale che qualcosa può, deve, sta per cambiare, tocca a noi tutti ascoltarlo!

Fonte: caunapoli

 

Appuntamento, 11 FEBBRAIO:

ATENE CHIAMA NAPOLI RISPONDE!

A FIANCO DEL POPOLO GRECO VS TROIKA E BCE!

h 17 Stazione Metro Toledo (largo Ponte di Tappia)