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La decisione del governo Tsipras di indire un referendum ha spiazzato tutti, dai creditori ai quadri politici di SYRIZA, dagli attivisti dei movimenti ai cittadini comuni. Una sorpresa per i greci e per gli europei. Una scelta estremamente rischiosa per il partito della sinistra radicale. Una mossa che mischia le carte e puó avere effetti imprevedibili.

Alcuni sostengono che sarebbe stato piú prudente andare ad elezioni anticipate. In questo modo, ci sarebbe stata una campagna elettorale piú tradizionale, SYRIZA avrebbe potuto contare sul suo elettorato e sul consenso guadagnato in questi mesi. Il referendum, invece, cambia tutto. Non si tratta di un voto di opinione: in questo caso, il voto é strettamente di classe. Ce lo stanno ripetendo in tanti: i ricchi voteranno Sí, perché hanno paura di perdere i propri risparmi, perché hanno il terrore di SYRIZA e di una una sua possibile radicalizzazione, perché vogliono evitare l’irruzione del fattore popolare al centro della scena politica; i poveri voteranno No, perché non hanno piú niente da perdere, perché vogliono farla pagare a chi ha prodotto fame e suicidi, perché hanno capito che l’austerity la pagano loro.

Con stupore abbiamo ascoltato storie di attivisti dei movimenti, di persone vicine a SYRIZA o ad altri partiti ancora piú a sinistra, che nei giorni scorsi hanno espresso l’intenzione di votare Sí. Mentre i disoccupati, chi non ha un’assicurazione sanitaria, chi ha finito i risparmi in banca, gli ultras di destra e di sinistra, si esprimeranno compatti con il No. Un voto, insomma, che rimescola le tradizionali basi elettorali della destra e della sinistra secondo una linea di demarcazione molto netta.

Una dinamica favorita anche dal fatto che le misure del nuovo memorandum andrebbero a colpire proprio la tradizionale base elettorale della destra: agricoltori, militari, commercianti. Anche per questo la campagna di disinformazione e terrorismo mediatico é stata particolarmente dura, evitando di affrontare gli effetti concreti della proposta dei creditori e spostando il dibattito sul tema dell’opposizione euro/dracma.

Un terrorismo mediatico cosí esplicito, cosí sfacciato, cosí ridicolo che forse sta producendo l’effetto opposto a quello cercato. Subito dopo la chiusura delle banche il Sí sembrava galoppare, ma negli ultimi giorni alcuni segnali indicano una tendenza opposta. Il piú importante é sicuramente il dato di piazza dell’altro giorno, con una mobilitazione di massa per il No di dimensioni mai viste, che ha dato grande entusiasmo a tutti i sostenitori di questo fronte. Ma ci sono anche tanti piccoli episodi che indicano che qualcosa é cambiato. Tra i piú curiosi, alcuni fatti accaduti nelle file ai bancomat, tra chi era in attesa di prelevare i soldi e i giornalisti che li andavano a intervistare. Durante diverse dirette televisive i giornalisti sono stati insultati, cacciati o costretti a trasmettere un’opinione inaspettata, quella di chi raccontava che il problema non sono i bisogni ma la dignitá, che la questione non é l’euro ma combattere chi ha fatto suicidare migliaia di persone.

Alle 19 chiudono le urne. Un paio d’ore dopo avremo i risultati. La Grecia e l’Europa trepidano, in attesa di sapere cosa scrivere sui libri di storia.

di Giansandro Merli

 

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Update dopo il voto:

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SI: Ekali, Diònyssos, Psychikò, Papagou, Kifissià, Vouliagmeni, Voula, Drossià (quartieri residenziali, n.d.t)

NO: Pèrama, Drapetsona, ‘Aghios Ioannis Rentis, Aghìa Varvara, Kamaterò, Korydallòs, Egaleo, ‘Ilion (quartieri popolari, n.d.t.)