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Il 6 dicembre 2008 un ragazzo di quindici anni moriva ad Atene ucciso da un colpo di pistola sparatogli al cuore da un poliziotto. Perché? Perché il poliziotto aveva la pistola e lui no, perché il poliziotto era poliziotto e lui no, perché lui era più debole e il poliziotto era più forte, perché il poliziotto lo odiava anche se non lo aveva mai visto e lui, probabilmente, odiava i poliziotti perché ne aveva visti troppi comportarsi troppo male, da banditi. E infatti una sera un poliziotto bandito lo uccise con un colpo al cuore.

Alexis, questo è il nome del ragazzo, non morì da solo. Morì, e accanto a lui c’era un altro ragazzo che aveva la sua stessa età, che conosceva da quando erano piccoli – ancora più piccoli – e andavano a scuola insieme, questo ragazzo si chiama Nikos. Alexis morì una sera ucciso da un poliziotto bandito e Nikos lo vide morire, ucciso da un poliziotto bandito.

Poi, al funerale, Nikos volle portare la bara di Alexis. Forse Nikos e Alexis già erano diventati una cosa sola, già allora.

Poi Nikos venne arrestato per una rapina assieme ad altri ragazzi. Venne pestato dai poliziotti, perché lui era un anarchico, un ladro, e loro erano poliziotti, e alla società non piacciono i ladri semplici, figuriamoci quelli anarchici, e delega qualcuno per picchiarli. (Sì vabbè, sarebbe illegale picchiare i ladri, però poi comunque succede. Lo sappiamo tutti. Se vi state chiedendo perché comunque succede, o non avete capito bene a che serve la polizia, o non l’hanno capito bene i poliziotti. A voi la scelta).

Qualcuno poi cambiò le foto del volto di Nikos perché non sembrasse che l’avevano pestato. (Forse, se avessero potuto, l’avrebbero fatto anche con Alexis, l’avrebbero vestito e truccato come un pupazzo per far finta che era vivo e non turbare l’opinione pubblica. Ma c’erano stati troppi testimoni. Quella volta non c’erano riusciti).

Allora Nikos, anarchico, prigioniero politico, andò in carcere e si mise a studiare. Fece gli esami per accedere all’università, e li passò. Si sposò con la sua ragazza.

In carcere.

Non gli sono stati concessi i permessi per frequentare l’università e i laboratori. Ha respinto al mittente i complimenti del presidente della repubblica e ha rifiutato i 500 euro in premio che il ministro della giustizia voleva assegnargli per far vedere a tutti che lo stato è buono e si prende cura dei suoi prigionieri e gli fa un regalino quando fanno i compitini.

Nikos ha 21 anni, è in sciopero della fame da 24 giorni. I giudici e il ministro della giustizia continuano a negargli i permessi per andare all’università e lo stanno lasciando morire.

Fanno una prova di forza. Uno stato europeo è in guerra con questo giovane uomo da sei anni.

Fra tre giorni ad Atene sarà di nuovo il 6 dicembre. Questi giorni, dicono qui, sono di Alexis.

M. – Redazione di AteneCalling.org