xeros_480-2

“Meglio un’ora di vita libera che quarant’anni di schiavitù e carcere” Thùrios (Rigas Ferraìos)

Visto che i noti sciacalli dei media cominceranno i gemiti sui diritti persi e chiederanno come sempre che sia versato sangue nell’arena, io ho da dire quanto segue:

Prima di tutto, la vostra democrazia è morta molto tempo fa e l’aborto rimasto è così chiaramente fascista che gli sporgono le staffe della svastica. Non prendete gli assessori e i protettori dal momento che uccidete i giovani per 1,40 euro e non ve ne frega proprio niente. Non di noi, imbroglioni dei media, rappresentanti dei creditori, collaborazionisti del IV Reich. È ovvio che la mia evasione provochi panico e terrore a voi e a coloro che servite!

Ma non alla società e al popolo. Siete di fronte a noi, siete collaboratori di chi ci ha distrutto e questo ormai è risaputo da tutti. Non ci prendete in giro ormai. Non vi salva niente, né i Dahau che state progettando, né gli eserciti di mercenari. Qualsiasi cosa facciate, molto presto il fiume della rabbia salirà e vi annegherà! E vi avverto: non osate cannibalizzare i miei parenti e le persone a me care, non immaginate di ripeterete le orge del 2002, quando eravamo tutti prigionieri. Adesso avrete la risposta che meritate!

Per il momento vi dedico il verso di una canzone di Vassilis Papakonstantinou, “Karaiskakis” : “Quando tornerò vi fotterò tutti!”

Se sono riuscito a convincere i miei guardiani a concedermi il permesso, lo considero un successo personale. Risponderò loro con la frase che Tzvellas disse quanto convinse Ali Passà a lasciarlo libero: “Sono contento di aver ingannato un subdolo”. Atto ovviamente che pagò con la vita del proprio figlio, ostaggio di Ali Passàs. Se foste intelligenti, però, ci avreste concesso non solo dei permessi ma anche la libertà. Ma ovviamente non lo siete. Adesso, all’ultimo momento, invece di gridare istericamente, di preparare leggi più dure e repressione più dura – il che mostra anche la misura della vostra democrazia – fareste meglio a preparare la vostra fuga. Perché il vostro regno è finito e non ve ne siete resi conto!

Potrei riposarmi sugli allori della mia attività passata e ripetere la caramella del tempo “qualcuno deve fare qualcosa”. Non l’ho fatto. La mia scelta di violare il permesso distrugge prima di tutto il mio “percorso”. Quali prospettive può avere qualcuno quando vede la società crollare, il paese distruggersi e il popolo diventare schiavo? Fin quando possiamo stare a guardare in maniera passiva che nel 2014 ci siano persone che muoiono per i bracieri? Io non posso!

Ho preso ancora una volta la decisione di sbattere fucile da insorgente contro coloro che ci hanno rubato la vita, hanno svenduto i nostri sogni per trarne profitto. Non vogliamo la vostra beneficienza, tenetela per darla come mancia a qualche vostro ruffiano. Vogliamo dei diritti e li conquisteremo con le armi in mano. Non chiediamo favori a nessuno, specie a voi, gli inchinati. E fareste bene, nel caso in cui ci incontrassimo di nuovo – cosa che non mi auguro (e che neppure voi vi augurate) – ad uccidermi, perché se mi prendete in ostaggio scapperò di nuovo e vi combatterò fino alla fine.

Chiuderò la mia dichiarazione politica con una parte della testimonianza pronunciata nel novembre 2006 davanti alla Corte d’Appello: “Non sono in nessun caso quello che descrivete, sicuramente, però, sono quello di cui avete paura”.

E ripeterò lo stesso verso dal “Promiteo Incatenato”:

“Picchiate, incatenate il corpo schiavi di Zeus, ma la mente e l’anima rimangono libere”
14.1.14

Christodoulos Xiros

Libero membro della 17N

Fonte: athens.indymedia

Traduzione di AteneCalling.org

***

“In soli tre anni di Memoranda abbiamo avuto la distruzione della classe media e delle infrastrutture, mentre la sanità, l’educazione e lo stato sociale sono stati demoliti e dati al grande capitale. Leggi sul lavoro e diritti non ce ne sono più. La società sta crollando. Migliaia di suicidi, centinaia di migliaia di persone nelle mense per poveri, 1 milione e mezzo di disoccupati. Sempre più gente lavora senza essere retribuita. Persone accanto a noi muoiono per la fame e per il freddo, dormono sulle panchine e i marciapiedi. Persone che mangiano dalla spazzatura, mendicanti, prostituzione, droghe in offerta eccessiva che distruggono la gioventù e qualsiasi voglia di resistenza. E allora, cosa stiamo aspettando? Se non reagiamo immediatamente, oggi, adesso, smetteremo di esistere come popolo e come cultura. L’unica prospettiva per uscire da questa situazione è lo scontro e il rovesciamento. Mai e da nessuna parte lungo il corso della storia qualcosa è stato regalato. Tutto è stato conquistato con lotte e fiumi di sangue. Al contrario, il popolo che ha perso i suoi riflessi di lotta, ha perso tutto. Chi non accetta la lotta, chi cerca di evitare lo scontro che ci è stato imposto, allora finirà in schiavitù con la propria volontà. Il primo presupposto, ovviamente, è cacciare via il personale politico. Di tutti. Punizione esemplare dei colpevoli. Confisca della proprietà delle banche, dei politici ladri e dei loro parenti. Uscita dall’euro, Unione Europea e restanti alleanze. Ricerca e creazione di nuove alleanze. Cancellazione totale del debito e diniego di qualsiasi pagamento. Annullamento di tutti gli accordi e contratti firmati dai governi collaborazionisti. Sviluppo con mezzi propri, con nuove fonti di finanziamento e sotto il controllo sociale. Organizzazione da capo di sanità, educazione e stato sociale. Prima di tutto, smettiamo di pagare. Nemmeno un euro a banche, ufficio imposte e bollette. Non lasceremo che i nostri figli muoiano per pagare i nostri despoti. Gruppi di pattugliamento in ogni spazio, in ogni quartiere contro i pignoramenti, il taglio delle utenze (acqua, elettricità), informandoci via cellulare, internet per radunarci sul posto e per cacciarli via tutti insieme. Il nostro movimento troverà migliaia di modi, basta che il nostro pensiero sia nella direzione giusta. Bastoni e sputi prima di tutto su politici, deputati, sindacalisti e giornalisti, dovunque li incontriamo. Bastoni e sputi su poliziotti, uomini della sicurezza, controllori, propagandisti del nemico, spacciatori di droghe, esattori e su ogni schiavo pagato dalle banche e dallo Stato. Mi appello a tutti i compagni che adottano l’azione guerrigliera, liberi e in ostaggio. Lancio un appello per l’unità nei fatti. Non abbiamo più il lusso del disaccordo. Abbiamo la guerra. E nella guerra non ti metti a parlare, combatti. Compagni dell’azione armata, liberi e in ostaggio, sostenete il nostro progetto. Pubblicate annunci di sostegno, aiutate a livello di risposte e di proposte. Compagni dell’estrema sinistra e dell’anarchismo, chi di voi porta ancora dentro di sé il virus della rivoluzione si dimentichi delle differenze e dei limiti. Non è tempo per l’introversione e l’auto-consumo. È l’ora della lotta. Il nemico sta di fronte ed è là dove dobbiamo dirigerci tutti. Cominciate oggi, adesso, porta a porta, quartiere per quartiere. Non c’è più tempo da perdere. Non verrà il popolo a trovarci nei nostri uffici, andremo noi da loro. […] Compagni dell’azione armata collettiva, liberi e in ostaggio, dobbiamo renderci tutti conto che adesso è il nostro momento, come nel ’41 era di Aris [Velouchiotis, ndt] e nel 1821 di Karaiskakis. Dobbiamo essere all’altezza delle aspettative. Dobbiamo essere orgogliosi di fronte alla storia. Ci vediamo nei “gunaràdika”! [“kalì antàmosi sta gunaràdika” espressione usata da Aris Velouchiotis per descrivere cosa potrebbe succedere se lui o i suoi compagni cadessero nelle mani del nemico, ndt].

Traduzione di AteneCalling.org